Il florovivaismo italiano tra rincari e siccità, crisi economica e opportunità per la transizione green

14 Lug 2022 Florovivaisti

Intervista al presidente dell'Associazione Florovivaisti Italiani, Aldo Alberto

Presidente, con la crisi economica, energetica e climatica in atto, l’agricoltura nazionale sta affrontando non poche difficoltà, senza contare i problemi storici del settore. Come sta andando per il florovivaismo, qual è il suo bilancio?

Il bilancio è indubbiamente negativo. Ci siamo trovati sin da subito di fronte a non pochi problemi. Quelli dell’agricoltura tutta, sommati alle difficoltà specifiche del settore. Quindi, anche il comparto floricolo soffre tutt’ora per l’aumento dei costi delle materie prime, come di quelli energetici, e paga inevitabilmente a caro prezzo il calo dei consumi di beni non di prima necessità, ovvero fiori recisi e piante ornamentali, che ha portato a una quantità considerevole di invenduto.

Da vicepresidente del Gruppo Fiori e Piante del Copa-Cogeca, qual è la sua analisi della situazione a livello europeo?

L’emergenza è chiaramente globale ed europea. Tutte le nazioni produttrici sono in grande difficoltà e i nostri diretti competitor, gli olandesi, lo sono addirittura più di noi. Se vogliamo uscire da questa crisi, ci attende un’importante revisione del sistema produttivo, una grande attenzione e rapidità nelle valutazioni, un lavoro di squadra tra Paesi per la tutela delle imprese e la qualità delle produzioni distintive, tenendole lontane dalle speculazioni. La situazione va monitorata costantemente.

Quali le misure di emergenza per aiutare i produttori? Quali le richieste al Governo?

Abbiamo illustrato le problematiche che sta affrontando il settore: post pandemia, guerra in Ucraina, aumento dei costi di produzione, diminuzione del potere di spesa dei consumatori e abbiamo formulato proposte strettamente legate alla situazione attuale e mirate a dare un contributo concreto e celere all’emergenza congiunturale. In particolare, la nostra attenzione su: l’estensione del credito di imposta anche per il gasolio a uso riscaldamento che non ha trovato applicazione nel Dl Ucraina e la cancellazione dei contributi dei datori di lavoro in scadenza imminente, il 16 settembre. Richiesta, quest’ultima, importantissima visti i pagamenti già rinviati, ma ora in scadenza, che si stanno via via sommando, compromettendo la tenuta delle aziende florovivaistiche sempre più in crisi anche per i maggiori costi produttivi e il calo delle vendite.

Guardando, quindi, al futuro, cosa si aspetta ora il settore florovivaistico italiano?

Bisogna provare a prendere il buono che si può intravedere. Abbiamo nelle produzioni nazionali dei settori veramente importanti, a partire da quello del fiore reciso che garantisce un prodotto di altissima qualità, dura molto e ha delle caratteristiche preziose in questo senso. Quello del vivaismo da produzione, importantissimo e strategico per la viticoltura, ma anche per la produzione di frutta e verdure, quindi per il cibo. E sappiamo quanto sia centrale adesso il tema della sicurezza alimentare.

Ci sono, poi, settori chiave su cui dobbiamo continuare a investire e che devono avere spazio. Tra tutti, va sostenuto l’ornamentale (per questo la nostra partecipazione, per la prima volta, a Euroflora è stata quest’anno molto importante). Non va, infatti, perso il focus sul Green Deal Ue e, quindi, su quanto sia cruciale rinverdire le città e trovare nuove soluzioni per un ambiente più a misura e salute dell’uomo e dell’ecosistema. Dobbiamo continuare a crederci, forse adesso anche più di prima, sebbene con una revisione del percorso da fare per raggiungere gli stessi obiettivi, ma comunque consapevoli della buona strada intrapresa per la transizione green, a salvaguardia del settore, ma anche della nostra salute, della qualità della vita e soprattutto nei centri urbani.

La sostenibilità, quindi, ancora al primo posto, ma sempre più consapevoli che è fondamentale quella economica delle imprese per potersi occupare anche di quella ambientale e sociale. Dunque, su quali leve puntare per tutelare il reddito e la competitività delle imprese?

In questa fase, il settore, come tutti, deve puntare assolutamente sull’innovazione tecnologica e di processo. Quindi agire con sistemi produttivi sempre meno impattanti e sempre più green. Tutto nel limite del possibile, mano a mano che la tecnologia, a vari livelli, e la ricerca metteranno a disposizione le giuste innovazioni, anche di prodotto, utile all’ambiente e di qualità.

Inoltre, bisogna ragionare sulle energie alternative. Dobbiamo avere delle garanzie rispetto alle facilitazioni nella produzione di energia in azienda e mi riferisco, in particolare, al fotovoltaico. Tecnologie e situazioni favorevoli alla produzione di agroenergie che però devono essere facilitate. Spesso si fanno delle leggi che pochissime aziende riescono a intercettare e altrettante poche sono quelle che possono coglierne l’occasione, solo perché la burocrazia continua a ingessare e ingabbiare le procedure, diventando insostenibile. Quindi, sono moltissime le condizioni che devono esserci per riuscire a garantire un futuro al settore, non ultima una programmazione, un progetto comune sul florovivaismo nazionale, strategico non per una nicchia di mercato, ma per la sostenibilità ambientale e climatica di un intero paese, anzi pianeta.

Presidente, giovedì 21 luglio l’Associazione terrà alle 16 in Auditorium “G. Avolio” un incontro dal titolo: “Florovivaismo tra post pandemia, prospettive di guerra e aumenti dei costi. I cambiamenti per il settore” con quale obiettivo?

Portare attenzione sul settore con un’iniziativa di altissimo livello e che vede già confermato l’intervento del ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli. Un momento concreto per fare il punto su questioni dirimenti per il comparto e ambiti centrali, dai substrati di produzione alla cura dell’ambiente, dando una visione nazionale, ma anche europea. Mettere insieme una quantità e qualità di aspetti chiave per il settore e che riteniamo, però, ancora troppo a margine del dibattito politico e istituzionale. Dobbiamo fare analisi certo, ma giungere anche a conclusione con proposte operative per Governo e Ministero.

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