FLOROVIVAISMO: ASSET STRATEGICO DA 3,2 MILIARDI PER IL MADE IN ITALY. ELETTA LA NUOVA PRESIDENTE EMANUELA MILONE
IL GOVERNO ANNUNCIA IL DECRETO ATTUATIVO. AL CENTRO LE RICHIESTE DI OPERATORI E COMITATO SCIENTIFICO SU ENERGIA, SUBSTRATI E INNOVAZIONE GENETICA
Roma, 28 aprile 2026 – Il comparto florovivaistico nazionale si conferma un pilastro imprescindibile del sistema Paese, con oltre 20.000 imprese, un giro d’affari complessivo che tocca i 3,2 miliardi di euro e una proiezione internazionale che vede l’export superare stabilmente il 50% del fatturato. Questo scenario di eccellenza produttiva è stato al centro dell’incontro istituzionale “Florovivaismo, asset strategico del Made in Italy”, svoltosi presso l’Auditorium Giuseppe Avolio di Roma a margine dell’Assemblea Nazionale dell’Associazione Florovivaisti Italiani, emanazione di Cia-Agricoltori Italiani. L’appuntamento, moderato dal giornalista de Il Sole 24 Ore Giorgio Dell’Orefice, ha segnato l’esordio pubblico della neo-eletta presidente dell’Associazione, Emanuela Milone.
In chiusura dei lavori, il Sottosegretario al MASAF Patrizio Giacomo La Pietra ha annunciato che il decreto attuativo della legge delega sul florovivaismo è ormai pronto e attende la calendarizzazione in Consiglio dei Ministri per trasformarsi in una vera legge quadro nazionale. La notizia è stata accolta con favore da Cristiano Fini, Presidente Nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, il quale ha rimarcato la necessità di tutelare il potere d’acquisto delle famiglie affinché la cura del verde non venga percepita come una spesa superflua, bensì come un elemento essenziale per la qualità della vita. Fini ha inoltre richiamato l’urgenza di valorizzare la filiera boschiva, un patrimonio oggi spesso abbandonato che, se correttamente gestito, potrebbe contrastare il dissesto idrogeologico e generare un vasto indotto per i vivaisti.
La Presidente Emanuela Milone ha declinato le priorità operative del settore, partendo dall’urgenza di investimenti mirati nella micro-irrigazione per superare la logica dell’emergenza idrica. Milone ha lanciato un forte allarme sul cosiddetto “paradosso fitosanitario”: mentre il mercato richiede standard qualitativi sempre più alti, la drastica riduzione dei principi attivi ammessi rischia di privare gli operatori di strumenti fondamentali entro il 2027, con il pericolo concreto di una delocalizzazione produttiva verso Paesi extra-Ue che vanificherebbe gli obiettivi di sostenibilità del Green Deal. Sul punto, Aldo Alberto ha ribadito come la legge delega debba garantire un inquadramento giuridico chiaro e l’istituzione di un ufficio dedicato presso il Ministero.
Un passaggio critico ha riguardato la crisi dei substrati di coltivazione, aggravata da un calo senza precedenti nella raccolta di torba in Nord Europa a causa delle piogge torrenziali che hanno colpito Paesi Baltici e Scandinavia tra maggio e agosto. I dati europei indicano flessioni drammatiche: in Estonia la produzione è ferma al 25% della media stagionale, mentre in Lettonia alcune zone hanno raccolto appena il 3% del previsto. Lisa Trinci ha spiegato che, in assenza di un sostituto universale, le aziende devono farsi carico di ingenti costi per sperimentare nuovi materiali e riqualificare il personale, in un contesto dove la domanda globale di substrati potrebbe aumentare del 400% entro il 2050. Anche l’uso di fibre di legno presenta sfide agronomiche complesse come la “fame di azoto”.
Sul fronte dell’innovazione e della ricerca, Concetta Licciardello (CREA-OFA) ha illustrato il ruolo decisivo delle Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA) per ottenere piante resistenti a patologie devastanti come il Citrus Greening, sottolineando però che l’Italia rischia un gap tecnologico incolmabile se la regolamentazione europea non procederà speditamente. Giovanni Minuto (CeRSAA) ha aggiunto che la riduzione dei meccanismi di difesa chimica, scesi da 120 a soli 40, obbliga il settore ad attingere alla biodiversità italiana per sviluppare biostimolanti e induttori di resistenza naturali.
Infine, il dibattito ha toccato i nodi burocratici ed energetici. Erri Faccini ha denunciato gli ostacoli che impediscono gli investimenti nell’agrivoltaico sulle serre e lo sfruttamento delle biomasse forestali, lamentando la mancanza di una pianificazione istituzionale di lungo termine sul verde urbano, fondamentale per chi deve programmare colture arboree con cicli decennali. Massimo Bagnoli (Area Normativa Cia) ha sollecitato soluzioni ai ritardi di Terna negli allacci elettrici e ha proposto di equiparare fiscalmente tutte le coltivazioni in strutture protette, strutturando al contempo un mercato regolamentato per i crediti di carbonio prodotti dalle aziende agricole. In apertura, Mauro Uniformi, Presidente CONAF, aveva ricordato come l’unione tra visione imprenditoriale e competenza tecnica di agronomi e forestali rappresenti un asset per il futuro del comparto.
I lavori dell’evento restano disponibili integralmente in streaming sul canale YouTube di Florovivaisti Italiani linkhttps://www.youtube.com/watch?v=pvHZiJ7PwGM&t=245s

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