Canapa: l’Associazione Florovivaisti Italiani con Agrinsieme e Federcanapa chiede alla conferenza Stato Regioni di non approvare nuove anacronistiche restrizioni

17 Giu 2021 Associati

Florovivaisti Italiani chiede che non si limiti un mercato in crescita per il settore

L’Associazione Florovivaisti Italiani con Agrinsieme e Federcanapa firma un appello rivolto agli Assessori Regionali all’agricoltura per contrastare le restrizioni adottate dal Mipaaf sulla canapa. La richiesta contenuta in una lettera è quella di intervenire su un provvedimento restrittivo sulla canapa in un momento di crescita nel settore del florovivaismo e che pone l’Italia su una posizione anacronistica rispetto all’Europa.

Di seguito riportiamo l’appello rivolto agli Assessori.

Egr. Assessore,

esprimiamo il nostro rammarico e la nostra preoccupazione per l’ennesimo provvedimento dal contenuto ingiustificatamente restrittivo nei confronti del comparto della canapa industriale, adottato dagli organi competenti.

Con provvedimento del 1° giugno 2021, il MIPAAF ha trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni lo schema dell’atteso decreto interministeriale che, ai sensi dell’art. 1 comma 3 del D.LGS. 21 maggio 2018 n. 75, definisce l’Elenco delle specie di piante officinali coltivate, nonché criteri di raccolta e prima trasformazione delle specie di piante officinali spontanee.

Con riferimento alle piante di canapa, tale provvedimento opera in maniera del tutto arbitraria una distinzione tra semi e loro derivati (leciti, in quanto rientrerebbero nelle previsioni della L. n. 242/2016) da una parte e fiori e foglie dall’altra. Per quest’ultimi viene richiamata l’applicazione delle disposizioni del DPR 309/90 in materia di stupefacenti ed il divieto di coltivazione se non espressamente autorizzata dal Ministero della Salute.

È evidente che, qualora fosse adottato in via definitiva, il decreto sancirebbe un’ingiustificata ed anacronistica limitazione per gli agricoltori italiani che si vedrebbero costretti – con riferimento alla destinazione officinale – a dover rinunciare alla possibilità di destinare le proprie produzioni di foglie e infiorescenza da varietà a basso THC alla produzione di aromi, sostanze attive non psicotrope, semilavorati per la cosmesi, rinunciando quindi alla parte di pianta in cui risiedono le maggiori proprietà officinali.

È altresì chiaro il contrasto con il diritto comunitario, soprattutto alla luce delle interpretazioni fornite dalla recente sentenza della Corte di Giustizia Europea nel cd. caso “Kanavape” che ha condannato la Francia per le limitazioni legislative all’uso dell’intera pianta di canapa sativa, e non soltanto dalle sue fibre e dai suoi semi (art.78 della sentenza).

Riteniamo che tale schema di decreto rappresenti una illecita restrizione dell’organizzazione del mercato comune della canapa industriale, che determinerebbe, qualora fosse definitivamente adottato, un grave e ingiustificato pregiudizio per gli agricoltori italiani rispetto a quelli degli altri Paesi europei.

È opportuno ricordare che proprio nei giorni scorsi la Francia ha annunciato di ritenere lecita la produzione dell’intera pianta di canapa (fiori e foglie comprese) per l’ottenimento di preparazioni industriali e che l’Unione Europea si prepara ad una puntuale opera di allineamento tra diritto comunitario e la sopra citata sentenza.

Rimarchiamo infine che tale proposta è in netto contrasto con la risoluzione unitaria della XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati del 14 novembre 2019, che aveva impegnato il governo a consentire l’uso dell’intera pianta per le finalità industriali di legge, e che alcune Regioni hanno già legiferato in materia, ultima in ordine di tempo la Regione Piemonte, che riconosce tra i prodotti ottenibili dalla canapa anche i fiori e l’estrazione del CBD, quindi di un principio attivo, dalle paglie (LR n. 12 del 28 maggio 2021, art.2 comma 4).

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