Credito d’imposta carburanti: penalizzate le serre florovivaistiche

1 Set 2026 Florovivaisti

Florovivaisti Italiani: «Misura ingiusta, i rincari non fanno distinzioni. Serve un’unica voce per far valere la peculiarità del settore»

Roma, 7 agosto 2026 – Con la pubblicazione del Decreto Interministeriale e delle relative indicazioni operative di AGEA sul credito d’imposta per l’acquisto di carburanti agricoli, emerge una palese e inaccettabile discriminazione ai danni del comparto florovivaistico. La misura, pensata per mitigare l’impatto dei rincari energetici sulle imprese agricole, ha circoscritto l’agevolazione per il riscaldamento delle serre esclusivamente alle piante orticole, escludendo di fatto le produzioni florovivaistiche.
Una decisione che l’Associazione Florovivaisti Italiani giudica ingiusta.
«I rincari eccezionali dei costi energetici e dei carburanti, derivanti dalle crisi internazionali, non hanno fatto alcuna distinzione tra chi coltiva, dichiara Emanuela Milone, Presidente dei Florovivaisti Italiani. «Escludere le nostre serre dai benefici per il riscaldamento è una misura che non approviamo. L’emergenza costi ha colpito duramente l’intero settore primario, e le strutture florovivaistiche — che hanno intensi sicli produttivi da salvaguardare — sono state completamente ignorate».

I rincari colpiscono tutti: l’errore di un’agevolazione a metà
Il riscaldamento delle serre rappresenta una delle voci di spesa più impattanti per le aziende florovivaistiche. Limitare il contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta alle sole serre orticole dimostra una visione parziale del tessuto agricolo nazionale, che penalizza un settore eccellente e ad alta intensità di lavoro e investimenti.
L’impatto dell’aumento dei prezzi del gasolio e della benzina non è stato inferiore per chi garantisce la produzione di piante, anche quelle che innescano la catena agroalimentare, rispetto ad altre filiere. La scelta di escludere questo comparto riduce la portata dell’intervento governativo ad un intervento parziale, incapace di offrire un sostegno equo e strutturale a chi fa impresa in agricoltura.

Serve unione e il riconoscimento della specificità florovivaistica
Di fronte a questa disparità di trattamento, emerge con urgenza la necessità di una forte coesione di tutto il comparto.
«Questa vicenda dimostra, ancora una volta, quanto sia fondamentale costruire un’unità del settore», prosegue la Presidente Milone. «Dobbiamo fare fronte comune affinché le istituzioni riconoscano le caratteristiche peculiari dell’azienda agricola florovivaistica. Non siamo una filiera secondaria o di serie B, ma un pilastro strategico dell’economia agricola e dell’ambiente. È tempo che la specificità delle nostre imprese, con le loro esigenze energetiche e strutturali, venga tutelata e riconosciuta».
I Florovivaisti Italiani proseguono con determinazione la propria attività in ogni sede, con l’obiettivo prioritario di compattare la filiera e garantire la piena dignità che il nostro settore merita.»

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